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Altro tempo, quello del teatro. Per poco più di una settimana abbiamo abitato il Festival Voci di Fonte, allenando lo sguardo alle prospettive, da cima a fondo per le strade ripide della città, dove si sono incrociati i passi di chi ancora, di questi tempi, esige cura e spazio per la scena. Altro luogo, il teatro, dove tutto è estraneo eppure familiare. Qui, a volte, lo spettatore può trovare le domande buone con le quali provare a orientarsi; a volte accade che giungano alle sue orecchie voci inattese e che venga attirato in una nuova direzione, verso altre urgenze, posizioni, punti di osservazione. La chiave d’accesso a questa settima edizione del Festival è la parola ‘identità’, ambiguo passaggio-confine tra ‘io’ e ‘non-io’, dove si giocano l’affermazione, lo scontro, il desiderio e la paura della fusione: “Tutto quello che dico di me stesso, come faccio a tenerlo insieme?” Forte, negli spettacoli di questi giorni, è affiorata l’immagine di una generazione che tenta di darsi un nome, spesso persa nell’autoreferenzialità e nel tentativo frustrato di trovare solidi riferimenti nei padri e nei maestri. Lo spettatore deve sempre tentare di non perdere l’occasione di confrontarsi - l’opera al centro, gli occhi aperti su ciò che accade fuori - con le proprie reazioni, perché diventino materia prima di riflessione condivisa, da trasformare in pensiero produttivo, in visione, in teoria. E’ ciò che abbiamo provato a fare sulle pagine del Corriere di Siena, dove abbiamo raccolto una parte delle attività del laboratorio di critica teatrale, e su questo blog.
Altre Velocità
“Credo che nell’inconscio di chi va a teatro ci sia il bisogno di sapere che quest’arte effimera per definizione [...] abbia una sua salvezza. Questa salvezza è la scrittura del critico testimone, del critico narratore.” Giovanni Raboni
Settimo anno del festival Voci di Fonte. Terzo anno di un laboratorio di scrittura e di critica teatrale, luogo di discussione e lavoro, dedicato al confronto sugli spettacoli approdati a Siena grazie alla direzione artistica di laLut, compagnia che si investe a pieno nella creazione di spettacoli e progetti ad ampio respiro.
I ragazzi del laboratorio, universitari che nella maggior parte dei casi si trovano per la prima volta a occuparsi di teatro a livello giornalistico, mettono in circolo voci e parole, quelle degli artisti presenti, e di chi il festival l’ha pensato. Identità, creolizzazione, attore, ricerca, parola, regia, infanzia. Nodi storici dell’esperienza teatrale e termini nuovi che compongono un vocabolario indispensabile all’orientamento dello sguardo.
Ci riappropriamo di uno spazio pubblico, questo blog e le pagine sul Corriere di Siena, per offrire ai lettori di questo sito e agli spettatori del festival un’aria insolita, quella della scena, che passa attraverso le scritture di Thomas Bernhard, David Foster Wallace e Samuel Beckett, le esperienze di giovani attori e il sound di musicisti di diversificate esperienze. Un’aria che ci restituisce la bellezza di un tempo dedicato alla visione del teatro e di luoghi riscoperti, angoli della città sottratti al loro uso primitivo e diventati adesso cornici naturali di parole e corpi, di musiche e danze.
Il Corriere di Siena ospiterà le scritture di questa giovane redazione a partire da oggi, domenica 20 e mercoledì 23 giugno, per raccogliere le temperature del festival, per chiudere il cerchio di un teatro che dalla parola nasce e alla parola può tornare. La parola di critici-testimoni, soggetti partecipanti e attivi di un’esperienza che si vive direttamente dentro e fuori il teatro.
Altre Velocità