Balletto Civile #1/ Di fronte a uno specchio d’alluminio
Sullo sfondo una parete di alluminio. Le tante facce del suo grigiore richiamano l’immagine di una mente inquieta e confusa, dentro una dimensione esistenziale con cui fare i conti e che non fa sconti. È ciò che va in scena in Col sole in fronte di Maurizio Camilli e Michela Lucenti di Balletto Civile, storica compagnia di teatro danza.
Lo stesso Camilli interpreta il giovane erede di una generazione di imprenditori veneti, un belloccio dall’atteggiamento impavido, solo, senza amici né una compagna, che ci parla della sua vita con leggerezza e sfrontatezza.
Il suo racconto frammentario si snoda in relazione alle apparizioni intermittenti di un’ambigua figura femminile, interpretata da Ambra Chiarello, una madre/badante che si prende cura di lui, che avanza silenziosamente sul palco, danzando con movenze meccaniche. Non c’è posto per la poesia, ma solo per l’irrefrenabile desiderio del protagonista di avere successo. Come lo scarafaggio australiano che per guadagnare il territorio deve uccidere il proprio padre, il protagonista è disposto a ricorrere all’estrema soluzione per raggiungere il proprio obiettivo.
La freddezza dell’alluminio rispecchia l’animo di un uomo in cui si annidano il mistero che ruota attorno alla morte del padre e il desiderio ossessivo di eliminare la madre, l’ultimo impedimento alla conquista dell’eredità paterna.
Nel finale si giunge alla lotta corporea, dove movimenti stilizzati compongono una coreografia che esalta il rapporto ombelicale del figlio contro una madre scomoda e ingombrante. Le due fisicità si scontrano in una guerra tra due mondi avversi, destinati a schiantarsi senza possibilità di conciliazione.
Rosa Barca