SPECIALE LIA LAPINI #2: NUDO ULTRAS DI SUTTA SCUPA
La violenza come necessaria e inseparabile necessità della natura umana. Questo è il tema che la compagnia teatrale dei Sutta Scupa ha voluto analizzare e sviscerare attraverso la rappresentazione di “Nudo Ultras”. Una visione della violenza esasperata, folle e schizofrenica con chiari e dichiarati rimandi all’idea di Anthony Burgees nel suo romanzo “Arancia Meccanica”, nonché alla rappresentazione di quest’ultimo attraverso l’omonimo film diretto da Stanley Kubrick. “Nudo ultras” si propone dunque di far riflettere sulla violenza umana attraverso una delle sue forme più primordiali e quanto mai attuali al tempo stesso: la violenza ultras, la violenza negli stadi. Ed è proprio lo stadio il luogo in cui apre la scena della rappresentazione. Molto semplice la scenografia sulla quale i quattro personaggi si sono esibiti: un fondo nero con un tavolo ribaltato e due sedie disposte in modo da formare una barricata. Cori da stadio, urla e grida contro lo stato, contro le forze dell’ordine, inni alla violenza, scene di ordinaria follia di una domenica calcistica. Gli ultras sulla scena definiscono lo stadio come la propria casa, da difendere o da conquistare a seconda dei casi. Una casa dunque, dove per chi la abita tutto è lecito, tutto è concesso, perfino la violenza più ingiustificata. È la storia di Pietro, un ultras del Palermo che descrive la sua violenza come derivato della inconsistenza della sua vita, del suo lavoro della sua famiglia, che trova nello stadio una valvola di sfogo, un palcoscenico su cui esibirsi nella propria natura animalesca priva della gabbia della vita quotidiana in cui ognuno di noi è rinchiuso.
Mattia Amato