Recensione di “Entremets” di Diego Stirman
Diego Stirman in apertura al Festival. L’artista argentino ha proposto il suo spettacolo per due pomeriggi di seguito in Piazza del Campo, davanti a Fonte Gaia. Un po’ di commozione e molte risate.
Lo spettacolo inizia con la richiesta da parte dell’artista di applausi. “Perché ho un ego enorme, mi chiamo anche Di – ego” – grida l’artista. Diego fa votare gli spettatori per alzata di mano la lingua in cui lo spettacolo dovrà essere fatto: - “Perché siamo ancora in un paese democratico, o no?…” Un voto del resto pilotato, dato che la scelta viene presa dal clown stesso, ed è una lingua ibrida, già di per sé inevitabilmente comica: argentino italianizzato, a volte intriso di francese. Uno spettacolo costituito da “tragedia”, magia, e “cultura”. La “tragedia di Pandora”, raccontata attraverso le marionette, costituisce forse il momento più intenso di poesia, in particolare quando un piccolo omuncolo spunta fuori da un cesto e dialoga e lotta contro la mano di Stirman. Poi uno “espectaculo de magia” che si rivela essere effettivamente quello di un mago buffone e ciarlatano. E infine il momento più esilarante: una relazione/dimostrazione sulla cultura dell’Oriente, in cui il nostro Diego, per darci un’idea di una risaia vietnamita, entra in costume da bagno, con pinne e boccaglio, in un container di latta pieno d’acqua, e rimane più volte incastrato dentro, schizzando gli spettatori nel tentativo di disincastrarsi.
Le risate sorgono irrefrenabili e coinvolgenti, quasi ininterrotte per tutto il corso dello spettacolo, e raggiungono il massimo di picco nei momenti in cui Diego è estremamente serio, o in collera con il pubblico chiamato a partecipare sul palco. Molte persone di passaggio per Piazza del Campo si fermano e si siedono, attratte dai divertenti sketch da teatro di strada del clown: vecchine senesi in un primo momento diffidenti si vanno a sedere sui bordi di Fonte Gaia, a sinistra del palco. Ai bordi di destra invece il chiacchiericcio di un gruppo di teen-agers viene zittito, e i ragazzi rimangono talmente colpiti da andare a chiedere l’autografo dopo la performance. Turisti italiani e stranieri con carrozzine e bimbi incuriositi vanno a circondare Stirman, che mette tutta la sua energia per buttarsi a testa in giù nel container vietnamita e fare un numero di apnea.
Ha convinto dunque il poliedrico artista argentino, nonché ex-medico. Convince per essere riuscito a coinvolgere e intrattenere spettatori di tutti i tipi ed età, ma anche per aver portato in un luogo simbolo di Siena quale è Piazza del Campo un po’ di irriverenza e anticonvenzionalità.
Giulia Romanin