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festival di Siena - VI edizione
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27 giu 2009

Appunti su Risorgimento Pop di Timpano/Andreoli

“Give me baby one more time”. Due preti in scena  raccontano la “curiosa”- fanta-o-vera-o-presunta- Storia dell’ Unità d’ Italia. La Storia, o più modestamente una storia. Una storia come tante, una storia-storiella, una storia pop.

“Give baby one more time”. Due preti raccontano l’ Unità d’ Italia andando a snocciolare i mitici avvenimenti accaduti e depositati nel tempo del nostro immaginario italico, passato remoto in cui la storia “può” solo passando per momenti comunicativi tele-catodici, caricaturialmente melodrammatici…

“Give me baby one more time”. E l’incontro di Anita e Garibaldi è in un possibile set di fiction, o meglio telenovelas sudamericana… E poi di nuovo con la storia, la storia che si porta dietro il peso degli antefatti, del tutto ricostruiti, del tutto inventati a tavolino. “Garibaldi fu ferito” in un collage delirante verso lo svuotamento di senso, verso l’antieroico, l’antipaterno pettegolezzo, così che anche Garibaldi fu ferito, a quanto pare…

“Give me baby one more time”: incredibilmente, fantasticamente si ritrovano - oggi dopo centocinquant’ anni - il cadavere di Mazzini e una soluzione grigia e polverosa: Garibaldi, Garibaldi fu ferito, e la garibaldina gamba dei du mondi. Merce, oggetti, gadget esposti nell’ enorme stand da fiera del bel paese bello…
Garibaldi come Britney Spears.

Ecco che ci troviamo a giocare coi cocci della storia - evidentemente Timpano ci si diverte come con in “Dux in scatola” o “Ecce Robot” -  una storia smembrata, una storia “sputtanata”, in cui gli attori si travestono da conduttori - attori - teatranti - veicoli di senso, del senso pop…

Spettacolo in cui i due attori si confrontano in pezzi di agile conduzione, prendendo a prestito forme comunicative diverse: la narrazione, la gag da avanspettacolo, l’ impostazione da fiction tv…
Timpano e Andreoli giocano sul disattendere i tempi teatrali, riproducendo di continuo all’ interno dello spettacolo lo stesso skecth, disinnescando l’ effeto sorpresa come a dirci “guardate che sorpresa adesso, proprio ora: ta-tà: sorpresa!”. Giro doppio dell’ ironia.
Il corpo di Timpano diventa marionetta multiforme: a momenti pare un corpo d’ avaspettacolo, a cui Andreoli fa da spalla all’ azione che non c’è, si perde nella voce del presentatore Timpano, nella sua voce.

E per finire: no, niente applausi, si esce di scena cercando forse il senso - oggi - del “fatto” e\o del fatto teatrale?
Qualcuno cercherà una risposta, per il momento: “give me baby one more time”.

Federico Pischedda

Tags: festival, recensioni, siena

This entry was posted on sabato, giugno 27th, 2009 at 17:00 and is filed under Recensioni 09. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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