Editoriale dal Festival | In cerca di identità
Altro tempo, quello del teatro. Per poco più di una settimana abbiamo abitato il Festival Voci di Fonte, allenando lo sguardo alle prospettive, da cima a fondo per le strade ripide della città, dove si sono incrociati i passi di chi ancora, di questi tempi, esige cura e spazio per la scena. Altro luogo, il teatro, dove tutto è estraneo eppure familiare. Qui, a volte, lo spettatore può trovare le domande buone con le quali provare a orientarsi; a volte accade che giungano alle sue orecchie voci inattese e che venga attirato in una nuova direzione, verso altre urgenze, posizioni, punti di osservazione. La chiave d’accesso a questa settima edizione del Festival è la parola ‘identità’, ambiguo passaggio-confine tra ‘io’ e ‘non-io’, dove si giocano l’affermazione, lo scontro, il desiderio e la paura della fusione: “Tutto quello che dico di me stesso, come faccio a tenerlo insieme?” Forte, negli spettacoli di questi giorni, è affiorata l’immagine di una generazione che tenta di darsi un nome, spesso persa nell’autoreferenzialità e nel tentativo frustrato di trovare solidi riferimenti nei padri e nei maestri. Lo spettatore deve sempre tentare di non perdere l’occasione di confrontarsi - l’opera al centro, gli occhi aperti su ciò che accade fuori - con le proprie reazioni, perché diventino materia prima di riflessione condivisa, da trasformare in pensiero produttivo, in visione, in teoria. E’ ciò che abbiamo provato a fare sulle pagine del Corriere di Siena, dove abbiamo raccolto una parte delle attività del laboratorio di critica teatrale, e su questo blog.
Altre Velocità
Cristalline immagini, chiara musica, melodioso teatro.
Un festival di respiro internazionale, artisti provenienti da tutto il mondo, facce nuove e altre conosciute. Bagagli di esperienze a confronto, intemperie che metterebbero a dura prova Eolo in persona. Copioni, prove, compagnie teatrali sul palco, fantocci di stoffa, ortaggi per aria. E la musica? Sì, la musica. L’arte del sentire, prima che dell’ascoltare, le mani veloci di un pianista sui tasti neri, il soffio delicato di un limpido suono, il pizzico di una chitarra e la voce di una sirena. Saldo legame tra le arti che costruisce un percorso fondato sull’esperienza del sapere, del sentire e del fare. Le opere del pittore Klee: un copione da leggere. Pizzichi di corde da una coda di pianoforte scoperta, echi di un fiato d’ottone. Jacoviello e Partipilo riplasmano i significati, ricavano partiture inedite e catapultano il pubblico in una dimensione legata alla natura profonda del suono.Odor di zagara e brezza marina si mischia alla verbena più verde nello scenario silenzioso delle Fonti delle Monache. Profondo legame di ricordi che lega Rocco Giorgi e Anna Granata alla siciliana Rosa Balistreri, la signora della canzone popolare isolana. Poliedriche atmosfere e svariate forme prendono vita a Voci di Fonte, dove tutto è posto in essere, mutevole e insieme saldamente radicato.
Domenica F. Lo Giudice
Cronache da Voci di Fonte
Uno spazio dedicato al teatro, su questo sito e sul Corriere di Siena fino al 26 giugno e oltre. Vorremmo che queste pagine fossero una sosta, un “lusso necessario” rispetto al sovraffollamento di informazioni che ci circonda, per spostare la nostra percezione quotidiana. Si tratta di un laboratorio di scrittura, a cui partecipano studenti dell’Università di Siena e non solo, guidati in un percorso sullo sguardo. Al teatro vogliamo chiedere molto, convinti che le sue questioni possano illuminare questa nostra società malata. Vi racconteremo Voci di Fonte con interviste, recensioni e approfondimenti. Per condividerne le tensioni, per aprire altre domande.
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