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festival di Siena - VI edizione
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18 giu 2010

BALLETTO CIVILE #2 / La colpevolezza dell’erede

Solo il rumore elettrico di un rasoio interrompe il silenzio e sul fondo grigio color metallo una luce fioca illumina l’aitante Maurizio Camilli della compagnia Balletto Civile, protagonista insieme ad Ambra Chiarello di Col sole in fronte, vincitore del Premio Nazionale della Critica 2010.

Una volta guadagnato il centro della scena è l’attore stesso a fornirci le indicazioni su come guardare lo spettacolo e cosa aspettarsi: “In questo spettacolo si ride, attenzione a non ridere troppo” dice lo stesso Camilli, in bilico tra artista e personaggio, e ancora ci informa che canterà poco e danzerà quanto basta: una sorta di libretto di istruzioni.

Il giovane rampollo veste solamente dei lunghi pantaloni bianchi e a petto nudo si mette in bella mostra sfoggiando simpatia e savoir faire, dialogando in dialetto veneto. Subito dopo ci presenta il dramma della morte del padre - imprenditore nel campo dell’alluminio - avvenuta sul posto di lavoro. In più scene rimarca la propria frustrazione per la sua condizione di semplice operaio, pur essendo futuro erede dell’impero del padre. Un prolungato senso di colpa risuona come un’ammissione plausibile di colpevolezza, mascherata però dalla ricerca di un presunto responsabile. È infatti tanta e molto forte la voglia di riscatto e rivendicazione dei propri diritti biologici e societari.

Una danza spasmodica fa da filo conduttore ai momenti turbolenti che si vengono a creare tra il giovane e la presenza femminile in scena. Una madre, una badante, una coscienza con la quale misurarsi, dalla quale farsi contenere quasi fosse un manto protettivo e ossessivo, con cui lottare per la supremazia di quello status imprenditoriale a lui mai riconosciuto. È soltanto lei ormai l’unico ostacolo per ottenere il comando della società paterna - di cui unica beneficiaria è la madre - ed avere finalmente la sanzione che crede spettargli. La relazione tra i due è fortemente ambigua, dalle rallentate colluttazioni che appaiono a tratti delle fusioni dalle sfumature sessuali a un danzato litigio che pare ristabilire il distacco tra i due personaggi sulla scena.

Ciò che si evince è l’assoluta dipendenza del giovane a questa figura femminile che possiamo ipotizzare essere il simulacro della madre, la quale cura, quasi fosse una badante, maniacalmente, egoisticamente, questo rampollo dai tratti simpatici ma alquanto problematici: quasi volesse proteggerlo sotto una campana di vetro.

Domenica Francesca Lo Giudice

18 giugno, 2010 at 12:57 by admin

Tags: festival, recensione, voci di fonte 2010
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18 giu 2010

Balletto Civile #1/ Di fronte a uno specchio d’alluminio

Sullo sfondo una parete di alluminio. Le tante facce del suo grigiore richiamano l’immagine di una mente inquieta e confusa, dentro una dimensione esistenziale con cui fare i conti e che non fa sconti. È ciò che va in scena in Col sole in fronte di Maurizio Camilli e Michela Lucenti di Balletto Civile, storica compagnia di teatro danza.

Lo stesso Camilli interpreta il giovane erede di una generazione di imprenditori veneti, un belloccio dall’atteggiamento impavido, solo, senza amici né una compagna, che ci parla della sua vita con leggerezza e sfrontatezza.

Il suo racconto frammentario si snoda in relazione alle apparizioni intermittenti di un’ambigua figura femminile, interpretata da Ambra Chiarello, una madre/badante che si prende cura di lui, che avanza silenziosamente sul palco, danzando con movenze meccaniche. Non c’è posto per la poesia, ma solo per l’irrefrenabile desiderio del protagonista di avere successo. Come lo scarafaggio australiano che per guadagnare il territorio deve uccidere il proprio padre, il protagonista è disposto a ricorrere all’estrema soluzione per raggiungere il proprio obiettivo.

La freddezza dell’alluminio rispecchia l’animo di un uomo in cui si annidano il mistero che ruota attorno alla morte del padre e il desiderio ossessivo di eliminare la madre, l’ultimo impedimento alla conquista dell’eredità paterna.

Nel finale si giunge alla lotta corporea, dove movimenti stilizzati compongono una coreografia che esalta il rapporto ombelicale del figlio contro una madre scomoda e ingombrante. Le due fisicità si scontrano in una guerra tra due mondi avversi, destinati a schiantarsi senza possibilità di conciliazione.

Rosa Barca

18 giugno, 2010 at 10:59 by admin

Tags: festival, recensione, voci di fonte 2010
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16 giu 2010

Al via Voci di Fonte e i suoi testimoni attivi

“Credo che nell’inconscio di chi va a teatro ci sia il bisogno di sapere che quest’arte effimera per definizione [...] abbia una sua salvezza. Questa salvezza è la scrittura del critico testimone, del critico narratore.” Giovanni Raboni

Settimo anno del festival Voci di Fonte. Terzo anno di un laboratorio di scrittura e di critica teatrale, luogo di discussione e lavoro, dedicato al confronto sugli spettacoli approdati a Siena grazie alla direzione artistica di laLut, compagnia che si investe a pieno nella creazione di spettacoli e progetti ad ampio respiro.

I ragazzi del laboratorio, universitari che nella maggior parte dei casi si trovano per la prima volta a occuparsi di teatro a livello giornalistico, mettono in circolo voci e parole, quelle degli artisti presenti, e di chi il festival l’ha pensato. Identità, creolizzazione, attore, ricerca, parola, regia, infanzia. Nodi storici dell’esperienza teatrale e termini nuovi che compongono un vocabolario indispensabile all’orientamento dello sguardo.

Ci riappropriamo di uno spazio pubblico, questo blog e le pagine sul Corriere di Siena, per offrire ai lettori di questo sito e agli spettatori del festival un’aria insolita, quella della scena, che passa attraverso le scritture di Thomas Bernhard, David Foster Wallace e Samuel Beckett, le esperienze di giovani attori e il sound di musicisti di diversificate esperienze. Un’aria che ci restituisce la bellezza di un tempo dedicato alla visione del teatro e di luoghi riscoperti, angoli della città sottratti al loro uso primitivo e diventati adesso cornici naturali di parole e corpi, di musiche e danze.

Il Corriere di Siena ospiterà le scritture di questa giovane redazione a partire da oggi, domenica 20 e mercoledì 23 giugno, per raccogliere le temperature del festival, per chiudere il cerchio di un teatro che dalla parola nasce e alla parola può tornare. La parola di critici-testimoni, soggetti partecipanti e attivi di un’esperienza che si vive direttamente dentro e fuori il teatro.

Altre Velocità

16 giugno, 2010 at 17:31 by admin

Tags: critica teatrale, festival, voci di fonte 2010
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