FONTI DI PESCAIA
Durante il medioevo i senesi svilupparono un vero e proprio culto dell´acqua che li portò a scavare nel sottosuolo della loro città alla ricerca di una vena che potesse alimentare le loro abitazioni. Questo mitico fiume, chiamato La Diana, non fu mai trovato, sebbene la leggenda vuole che si possa udirlo scorrere sotto le pietre rosse di Piazza del Campo.
Tanto impegno non fu inutile e servì a recuperare l´acqua, l´elemento più prezioso per la sopravvivenza della città, attraverso la trasformazione dei cunicoli di scavo in un vero e proprio acquedotto sotterraneo.
I Bottini di Siena sono un´impressionante rete di 25 Km di gallerie lungo le quali l´acqua scende per gravità: un´opera frutto di notevoli competenze idrauliche che ha funzionato dal XIII secolo fino a pochi decenni fa.
Grazie ai Bottini è stato possibile costruire fonti monumentali, come le Fonti di Pescaia, ma anche le innumerevoli "fontanine" di contrada.
Le Fonti di Pescaia, situate a ridosso delle mura che circondano il centro storico di Siena, erano destinate in particolare ad alimentare le vasche che fornivano il pesce alla città (da qui il nome di Pescaia).
Oggi le Fonti sono pronte per essere vissute come luogo di aggregazione e di incontro, rivivendo gli antichi splendori grazie ad un sapiente restauro che ha saputo valorizzarne gli angoli più affascinanti. Uno spazio verde, un declivio che scende dolcemente verso le vasche in pietra, costituisce l´anfiteatro naturale che accoglierà spettatori ed artisti nella settimana che va dal 15 al 23 giugno.
FONTI DELLE MONACHE
Via delle Sperandie deve il proprio nome alle monache Benedettine di Sant'Agnese dette comunemente di "Spera in Dio". È una strada lunghissima, quasi ad angolo retto. Il primo tratto, affacciato lungo le mura, offre uno splendido panorama sulla campagna sottostante. La struttura fortificata che si vede in lontananza sulla sinistra è l'antico Monastero di Sant'Eugenio, fondato prima dell'anno Mille. Nel punto dove la strada fa angolo, seguiamo il vialetto che costeggia le mura e, attraverso un sentiero fra gli olivi, andiamo a scoprire uno degli angoli più nascosti della città. Proprio qui sorge la Fonte delle Monache, costruita in un luogo appartato per permettere alle monache di clausura di lavare i panni senza essere viste.
SANTA MARIA DELLA SCALA
Il Santa Maria della Scala, uno dei più antichi ospedali europei, da alcuni anni ha esaurito le proprie funzioni sanitarie ed è stato (e in parte lo è ancora) oggetto di una importante operazione di recupero a fini museali e culturali. Questo grande complesso, situato nel cuore di Siena, di fronte alla Cattedrale, conserva straordinariamente integre le testimonianze di mille anni di storia, restituendo un percorso che, dall’età etrusca e romana, dal Medioevo al Rinascimento, giunge ininterrotto sino a noi.
Una sintesi unica dove si confondono le immagini di civiltà etrusche, pellegrini stanchi, viandanti e malati, nobili signori, imperatori bizantini, bambini abbandonati e confratelli preganti. E sulle tracce di tante suggestioni si alternano monumentali ambienti, angusti corridoi, improvvisi e coloratissimi affreschi con storie di vita, oscure cripte, intrecci di gallerie scavate nel tufo e immensi spazi voltati a mattoni.
Il Santa Maria della Scala non si presta quindi ad una lettura univoca e anche se i più grandi artisti vi hanno lasciato preziose e rare testimonianze, il grande edificio (350.000.000 metri cubi) è soprattutto la splendida sintesi della città e della sua storia. La particolarità consiste proprio in questo: è un contenitore dove architettura, opere d’arte e storia raccontano una vita che continua senza interruzioni da mille anni.
DIVERSIDENTICI
allestimento spazi a cura di Luca Baldini
In alto
Un bancone lungo 20 metri che unisce tutte le funzioni “pubbliche” delle serate all’aperto del festival.
Un unico segno grafico che ospita la cassa, il ristorante, la consolle ed il bar, cuore vitale del prima e del dopo gli spettacoli. Una terra arida, un deserto dal quale emergono, pieni di speranza, protagonisti e spettatori, pronti al dialogo ed al confronto dopo essersi liberati di maschera e boccaglio, strumenti utili alla sopravvivenza ma anche strumenti di assoluto isolamento.
In basso
Dodici grandi fotografie, unite in una mostra curata da daniela neri che contemporaneamente apre e chiude lo spazio. Dodici tagli di luce, dodici baffi che escono dal terreno e si perdono solo dopo aver acceso le fotografie.
Sono queste le linee intorno alle quali ruota l’allestimento degli spazi del festival, linee che unscono soggetti ed oggetti diversi ma identici nella voglia di respirare e dare voce alle proprie emozioni, in un unica parola diversidentici.
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